Ciclo di incontri sulle guerre contemporanee: Proiezione Documentario "Piombo Fuso" e discussione




Siamo le Associazioni GAStello, Amici della Terra e BottegaExAequo.
Organizziamo questa serata per presentare il lavoro di Alberto Gigante, ed in partcolare la video intervista chiamata Piombo Fuso, che ci porta nel pieno del conflitto Israelo-palestinese. Non vedremo qui immagini orribili di sangue e cadaveri, ma soltanto soldati che raccontano la loro esperienza. Ancora più sorprendente, si tratta di soldati israeliani che si esprimono individualmente, secondo coscienza, esprimendo una verità lontana da quella presente sui nostri media. Il titolo Piombo Fuso deriva da una operazione tenuta dall'esercito israeliano nel 2008, che rappresenta il soggetto principale delle interviste. Secondo questi soldati infatti vi sono diversi modi di usare le armi, e pare che da quel periodo vi sia stato un salto di qualità nella ferocia imposta dall'alto dalle gerarchie militari, ferocia che possiamo immaginare essere perdurata ancora negli anni successivi e fino ai giorni nostri.
Alberto Gigante ci chiama a una riflessione che si estende al contesto delle operazioni miliitari condotte dall'esercito israeliano, portandoci a riflettere su cosa sia un sentimento nazionale, cosa sia una guerra, cosa sia una occupazione.
Uso appositamente l'articolo indeterminativo per questi aspetti perchè il motivo per cui abbiamo deciso di organizzare questo incontro, prende le mosse dal conflitto in oggetto per proporre una riflessione generale sul mondo contemporaneo, e infine arrivare a ciascuno di noi. Cosa è per me una guerra?
La mia proposta non è quella di definire ragioni e torti, ma di ricercare come mai queste cose mi toccano, in che modo io “sono umano”. Credo che ogni situazione esistenziale forte, come questa regalatiaci da Alberto, ci mette davanti a una prova, alla ricerca di noi stessi.
Più precisamente la domanda che mi faccio è: cosa posso fare nella vita quotidiana per vivere in un modo che superi -alla mia misura- I problemi posti dalla guerra e dalla oppressione?
Una risposta che abbiamo provato a darci e che ci accomuna come Associazioni, è la pratica del consumo critico. Scegliere cioè soltanto di vivere attraverso sistemi di rapporti solidali, che non prevedano lo sfruttamento delle persone o delle risorse ecologiche, nè tanto meno l'uso di armi.
Ma dopo due anni e oltre di attività, ci siamo ormai resi conto che questo non è sufficente.
Quello che avviene è che la scelta etica umanistica ed ecologica rimane interna ad un senso comune che vede ancora la competizione e la lotta per la sopravvivenza dell'uomo contro l'uomo come opzioni possibili e normali, come propagandato in generale da tutti I mass media nelle loro varie forme. Ho perciò scavato più in profondità nel vivere etico, e ho trovato quelli che per me sono le basi necessarie per una reale trasformazione.
Non si tratta di modificare qualcosa di esterno nella società, nè di creare un altra società alternativa.
Questi ed altri cambiamenti possono avvenire ma non sono realmente controllabili. La unica cosa che è alla mia ed alla vostra portata è l'aspetto individuale necessario a questi cambiamenti, cioè il passaggio dalla mentalità del branco a quella dell'essere libero e responsabile.
In altri termini si tratta di smettere di credere che possa arrivare una qualunque soluzione dall'esterno o dall'alto, e comincare a studiare e lavorare nel proprio piccolo rispettando quella che si ritiene essere un'etica umana. Agire non come capi o seguaci di questa o quest'altra corrente, ma solo come persone che eventualmente gi altri possono prendere ad esempio.
Uscire dalla mentalità verticale (intrinsecamente espansiva e competitiva) e passare ad una completamente orizzontale, in cui tutti divengono esperti di tutto ciò che serve per vivere, in cui tutti affrontano problemi simili e con naturalezza cercano insieme le soluzioni.
E cosa è necessario fare nella vita quotidiana? Investire una quota crescente di tempo ed energie nel settore primario (cibo e calore), nell'arte e nella cultura. Lasciar perdere tutto ciò che è intrattenimento (cioè quasi tutto ciò che passa sotto i mass media) o gestione del potere sugli o contro gli altri. Uscire dalle convenzioni della paura e della diffidenza: essere aperti e curiosi verso il prossimo, così come verso tutto ciò che avviene nel mondo, e ricordarlo e raccontrne le storie. Sapere definire il proprio confine, in modo da poter comunicare con tutti, cercando di capire I bisogni degli altri senza doverli negare o soddisfare.
Immaginare sempre un mondo dove le soluzioni ci sono e tentarle ogni volta: lanciare i dadi finchè non esce il numero che avevamo pensato e chiamato.

Ci vediamo alla Sala Sassi, in via Fratelli Cervi 3, sabato 17 gennaio ore 17