Pensando ai vestiti ed ai tessuti

da http://www.desreggioemilia.it/wp/2013/08/25/buone-pratiche-nella-produzione-dei-tessuti-le-fibre/

Articolo a cura del Gruppo Tessile dei GAS reggiani e modenesi.
Classificazione-fibre
LE FIBRE NATURALI
Il cotone rappresenta il 30% nel mercato globale delle fibre tessili e la sua scarsa sostenibilità è dovuta al consumo elevatissimo di territorio. La certificazione biologica del cotone si riferisce solo alla coltivazione e non ai processi successivi. La fibra se non è pura non è riciclabile, infatti il cotone una volta riciclato si usa solo insieme ad una metà di cotone “normale”. In Italia si importa il cotone già filato.
Il lino non è la fibra più sostenibile in quanto non è indenne dalla piaga della chimica; viene coltivato per lo più nei Paesi Bassi (Fiandre) ed in Francia.
La canapa si ottiene dal fusto della pianta lasciato macerare nell’acqua; la Cina è la più grande produttrice. Nella zona ferrarese si voleva ricominciare a coltivare ma chi vuole piantare la canapa deve chiedere una deroga per una legge che ne vieta la coltivazione in quanto appartenente alla stessa famiglia (Cannabis) della marijuana e la filatura purtroppo in Italia non si fa più in quanto delocalizzata completamente nei Paesi Asiatici.
La lana. Anche se è il primo produttore di tessuti di lana, l’Italia non è un paese produttore di questo filato. Infatti per l’80% viene prodotta in Nuova Zelanda (lana Merinos) dove la tosatura delle pecore è quasi totalmente automatizzata, vista la grande quantità. Questo tipo di tosatura, impostata su misure standard, non rispetta la varietà della natura e quando la pecora è “fuori misura”, le lame che hanno il compito di tagliare tutta la lana, tagliano anche lembi di carne dell’animale: per questo motivo è molto poco sostenibile. Può però essere riciclata, il termine che viene usato è lana rigenerata. La produzione del cashmere è meno dolorosa per l’animale in quanto non viene tosato ma pettinato e ciò che rimane nel pettine si fila; un lato poco sostenibile è rappresentato dall’alto numero di animali presenti negli allevamenti e poiché le capre da cashmere mangiano l’erba strappandone anche le radici, alcune zone di Mongolia e Cina stanno diventando aride per questo motivo.
La seta. I bachi per lo più della specie Bombyx mori fanno il bozzolo, vengono poi uccisi per per poter mantenere intatto il lungo filo di seta che verrà filato; esiste una versione solidale che si chiama Peace silk o seta non violenta perché non viene ucciso il baco che diventando farfalla rompe il bozzolo e da tanti pezzettini di filo, filandoli, se ne crea uno unico… è quella che si dice venisse usata da Buddha ed attualmente è indossata dai monaci buddisti; si utilizza comunque per la sua produzione moltissima acqua, tanta energia ed occorrono tante operazioni manuali. La bourette di seta è quella ottenuta filando non la fibra lunga della seta bensì il cascame della pettinatura della seta; si tratta quindi di un filato più economico rispetto ai prezzi della seta “classica” che conserva tutte le caratteristiche termoregolanti della seta.
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LE FIBRE ARTIFICIALI
Il poliestere riciclato ha origine dal PET e si può riciclare solo 2 volte in quanto composto da tanti polimeri.
La viscosa, usata principalmente per tessuti in maglina, è una fibra cellulosica ricavata dalla polpa del legno; la sua produzione è energivora: si mette in un bagno chimico la polpa di legno che distrugge la fibra al punto che non è possibile poi risalire al tipo di albero che l’ha generata.
Il Bamboo è viscosa e pertanto, come sopra, energivora e non eco-sostenibile; è sbagliato ritenerla una fibra ecologica o naturale e Wall-Mart, il colosso della grande distribuzione americana ha pagato milioni di risarcimento perché la etichettava come sostenibile.
Il Lyocell–Tencell può essere definito una viscosa sostenibile perché è un processo chimico a ciclo chiuso dove cioè gli scarti o sono pochissimi o si usano anch’essi; in questo caso ciò che si scarta è xilitolo che viene usato in campo alimentare.
L’Ingeo è un polimero lavorato dall’amido del mais che in base alla lavorazione assume le somiglianze del cotone, della seta o di altri tessuti; può essere completamente riciclato e riutilizzato come materia prima ed in caso di mancato riciclo, si dissolve come il Mater-Bi, con un impatto ambientale pari a zero.
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Report dell’incontro con Alberto Saccavini del 20 aprile 2013 presso Auditorium Pierangelo Bertoli Sassuolo – Parte 2
Info: gastessile@libero.it